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"Il mondo è grande ed è bello, ma è molto offeso. Tutti soffrono ognuno per se stesso, ma non soffrono per il mondo che è offeso e cosi il mondo continua ad essere offeso."
Elio Vittorini, Conversazioni in Sicilia

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arte
2 ottobre 2007
Mostre, Torino: Afghanistani, i tesori ritrovati
Museo di Antichità di Torino
ingresso da piazza del Duomo
angolo via XX Settembre

dal 25 maggio al 18 novembre 2007

Orario:
Da martedì a domenica dalle 10,30 alle 19,30
giovedì e sabato prolungato fino alle 23.

per info e prenotazioni di singoli e gruppi:
numero verde 800329329
dalle 8 alle 22 tutti i giorni
a partire dal 15 maggio 2007


Gli oggetti in mostra

La mostra rappresenta la testimonianza di una memoria ritrovata del passato millenario dell’Afghanistan, una regione che nel cuore dell’Asia fu da sempre crocevia fra le culture dell’Oriente e dell’Occidente. E il dialogo tra queste civiltà è evidente nelle opere in mostra, che provengono da siti che rivelano come l’Afghanistan - sin dall’età del bronzo (2000 a. C. circa) fosse aperto a contributi della civiltà di Grecia, Mesopotamia,  Iran, India e Cina.

Tepe Fullol
In mostra si potranno ammirare i reperti più preziosi del tesoro di Tepe Fullol, emersi dalla scoperta fatta per caso, nel 1966, di questo sito archologico. Fanno parte della cultura Battriana (nome antico di una regione settentrionale dell’Afghanistan, al confine con Uzbekistan e Tagikistan) dell'età del Bronzo (2200 - 1800 a.C. circa), a metà tra la civiltà dell'Indo e quella mesopotamica, e rivelano un’arte animalistica di tradizione locale ma con forti legami con la Mesopotamia nei suoi tori barbuti sulle coppe d’oro, e con i motivi geometrici, eco della ceramica dell’Indo.

Ai – Khanum
Vera Alessandria alle porte della steppa, la colonia greca di Ai - Khanum (fondata nel 300 a. C. da Seleuco I) rappresenta l’estremo avamposto orientale dell'ellenismo nel cuore dell'Asia centrale. Scavata da una missione francese tra il 1964 e il 1978, ha lasciato emergere strutture monumentali arricchite di fastose decorazioni architettoniche come antefisse a palmette e capitelli corinzi, il teatro (che è il più orientale di tipo greco trovato al di là dell’Eufrate), il ginnasio con l’erma del filosofo di straordinaria espressività, le abitazioni dei ricchi coloni, la fontana con la gargouille in forma di maschera comica, una necropoli da cui proviene la stele funeraria rappresentante un Efebo, e oggetti che illustrano la simbiosi con le tradizioni più orientali come la placca raffigurante la dea greca Cibele sul carro, o la placca con scene mitologiche che rappresenta una delle più antiche testimonianze dell’arte figurativa indiana.
Simbolo della città era il palazzo dalla ricca tesoreria, saccheggiata dai nomadi che la invasero nel 145 a. C. e la distrussero. Della tragica fine di Ai - Khanum sono testimonianza i lingotti d’oro ottenuti dagli oggetti preziosi fusi dai conquistatori e ora esposti anch’essi in mostra.
 

Balkh (Battra)

Antica capitale della Battriana, la città mitica dove vennero celebrate le nozze di Alessandro Magno e di Rossana nel 327 a.C. è ricordata dai testi letterari classici, cinesi, arabi e persiani come "Balkh la bella, madre di tutte le città" prima della distruzione di Gengis Khan nel 1220. Scavata a partire dal 1924 da una missione francese, è testimoniata in mostra da un capitello corinzio reimpiegato già nell’antichità come blocco in una diga nel vicino sito di Tepe Zangaran.

 

Tillia Tepe
Detta "la collina d'oro" (I secolo d.C.) con le sue sei tombe intatte è stata l'ultima importante scoperta archeologica effettuata in Afghanistan. In questa necropoli nomade erano sepolti cinque raffinate principesse e un principe, abbigliati con abiti ricchissimi cuciti d’oro e incrostati di pietre preziose. Le sepolture hanno svelato pendenti, cinture, specchi cinesi, avori indiani ed intagli greco romani che sottolineano il ruolo dell'Afghanistan quale cerniera sulla strada della steppa. La corona di foglie d’oro che cinge il capo di una delle principesse ha paralleli precisi nel mondo nomade e successivi esemplari simili si trovano fin nell’estremo Oriente, ai confini con la attuale Corea. Il principe è un guerriero, che riposa con il capo appoggiato su una coppa d’oro con una scritta in greco che indica il peso del metallo. Egli porta armi da parata di ricchezza straordinaria, con materiali preziosi forgiati e lavorati con mirabile maestria fin nei minimi dettagli, come le fibbie delle calzature che rappresentano elementi iconografici cinesi, mentre i medaglioni della cintura d’oro sembrano rappresentare il dio greco Dioniso assiso sulla pantera.
Chi erano queste principesse e questo principe sepolti lungo la frontiera afghana? I misteri restano, così come quello della figura dell’ “uomo con la ruota” raffigurato su una moneta indiana d’oro in cui è parso di individuare un’ispirazione iconografica buddista.

Begram
Sorge sul sito dell’antica Alessandria del Caucaso che, sotto la dinastia nomade dei Kushana, fu centro di unificazione di mondi diversi: quello greco-romano, cinese e indiano. Gli scavi condotti fin dagli anni Trenta rivelarono il “Tesoro di Begram”: due camere murate piene di oggetti provenienti dal Mediterraneo, dalla Cina e dall’India. Tra gli oggetti più preziosi vi sono gli avori indiani decorati e incisi, i più antichi e fino ad allora sconosciuti; gli straordinari vetri da Alessandria, i più antichi risalenti al I secolo d. C.,  impressionanti per la libertà dei decori e il gioco dei colori, dal carattere quasi “espressionista”, pur nei motivi classici.

Tesori “nascosti” che ancora oggi conservano il fascino del loro mistero. 

In anteprima verranno anche esposte due statue di terracotta di divinità “Devata”, provenienti da Hund, nella valle di Peshawar, nell’odierno Pakistan, risalenti al VI-VII secolo.
La Compagnia di San Paolo ha acquistato tali opere per il futuro Museo di Arte Orientale di Torino.

Completa l’esposizione la mostra “Lavori di restauro del Minareto di Jam”, con fotografie che documentano il lavoro svolto presso il sito di Jam - dal 2002 Patrimonio dell’Umanità - dall’architetto Andrea Bruno, che ha anche allestito l’intera mostra.

Informazioni

Museo di Antichità di  Torino
Piazza Duomo angolo via XX Settembre
dal 25 maggio al 18 novembre 2007

Orario:
Da martedì a domenica dalle 10,30 alle 19,30;
giovedì e sabato prolungato fino alle 23.

Biglietti
Intero: mostra e visita al Museo di Antichità € 8

Ridotto: mostra e visita al Museo di Antichità € 5
Ridotto oltre i 65 anni e dai 18 ai 26 anni.

Gratuito fino a 18 anni.
Gratuito per tutti ogni martedì dalle 10,30 alle 14 e ogni sabato dalle 19 alle 23.

Ingresso libero per i possessori dell’Abbonamento Musei Torino Piemonte

Per informazioni:
numero verde 800329329 dalle 8 alle 22 tutti i giorni
prenotazioni di singoli e gruppi a partire dal 15 maggio 2007

Visite guidate con archeologo per singoli e gruppi, visite per scuole e centri estivi, attività di laboratorio per bambini e ragazzi: REAR (Servizi Museali Museo di Antichità)
Tel. e Fax 011- 43.96.140 dalle 8:30 alle 18:30 dal martedì alla domenica - email: museoantichita@museitorino.it
Bus e tram:
4,11,12,27,51,51 barrato,57 (fermata Duomo)
3,16 (fermata XI Febbraio)

Catalogo Allemandi








permalink | inviato da Qua-e-là il 2/10/2007 alle 8:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
arte
1 ottobre 2007
Mostre, Roma - Mark Rothko, Palazzo delle esposizioni
http://www.palazzoesposizioni.it/resources/Immagini/mostra_anfam_4.jpg a cura di Oliver Wick
6 ottobre 2007 - 6 gennaio 2008

 Per molti anni si è attesa in Italia una grande mostra di Mark Rothko in uno spazio pubblico. La prima esposizione che ha diffuso la conoscenza della sua opera nel nostro paese è stata quella presentata alla Biennale di Venezia nel 1958. Qualche anno dopo (1962), la Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma ha ospitato una stupefacente mostra antologica preparata dal Museum of Modern Art di New York in stretta collaborazione con l'artista. Infine, nel 1970, subito dopo la tragica morte di Rothko, viene allestita una mostra al Museo d'Arte Moderna Ca' Pesaro di Venezia in occasione della Biennale.
La mostra presso il Palazzo delle Esposizioni mira a fornire un quadro generale dell'opera di Mark Rothko, coprendo l'intero arco della sua produzione attraverso gruppi di dipinti attentamente selezionati, che testimoniano le varie fasi del suo lavoro, rispettando così la concezione dell'artista stesso, che tendeva a realizzare dei veri e propri cicli pittorici. Il rigore della sua ricerca si esprime in una ossessiva attenzione sia alla qualità delle opere, alla loro dimensione e disposizione, sia al contatto con il fruitore: "dove le cose sono situate e come vengono percepite".
Altro aspetto messo in luce è il rapporto dell'artista con l'Italia, dove si è recato a più riprese, confrontandosi con i monumenti del passato, attratto soprattutto dalla pittura etrusca e dal primo Rinascimento.
 La mostra si articola per cicli, che corrispondono ai diversi periodi della produzione dell'artista, in linea di massima secondo una progressione cronologica. Per quanto riguarda i primi lavori di Rothko, si focalizza soprattutto sui dipinti, di dimensioni ridotte, eseguiti su supporto di tavole di gesso, di una qualità simile all'affresco, con delicate tonalità ed una consistenza sottile. In questo primo periodo rientrano anche i lavori di matrice surrealista, nei quali questa tecnica si perfeziona ulteriormente. Una selezione dei cosiddetti "Multiform", caratterizzati da macchie di colore, documenta un'ulteriore fase della sua ricerca, mentre un'ampia sezione è dedicata ai dipinti 'classici', ossia  ai lavori più maturi realizzati a partire dagli anni '50. In questo contesto è stata parzialmente ricostruita la stanza di Mark Rothko alla Biennale di Venezia del 1958, organizzata dal Museum of Modern Art e dalla Sidney Janis Gallery, che aveva contribuito in maniera determinante ad accrescere la fama dell'artista in Italia e in Europa.
L'esposizione si conclude con le tele "Blackform", caratterizzate da una singola forma nera squadrata su fondo bianco, dipinte nel 1960, in cui emerge la ricerca della creazione di uno spazio spirituale, e con i cosiddetti "Black on Grey", che segnano il culmine di un'arte sempre più austera ed orientata verso nuove prospettive.


La mostra comprende circa settanta dipinti, tra i più significativi della produzione dell'artista, provenienti sia dagli eredi (che hanno contribuito in modo determinante alla realizzazione della mostra), sia da importanti musei internazionali (Fondation Beyeler, Basilea; Tate, Londra; National Gallery of Art, Washington; Guggenheim Museum di New York e di Bilbao; The Metropolitan Museum of Art, New York; National Gallery of Canada, Ottawa; National Gallery of Australia, Canberra), sia da collezioni private.

Catalogo: Skira Editore




permalink | inviato da Qua-e-là il 1/10/2007 alle 17:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
1 ottobre 2007
Campagna Emergency "Diritto al cuore"
http://www.dirittoalcuore.it/banner/300x250_emergency.gif

Nel marzo 2006, Emergency ha dato avvio alla campagna “Diritto alcuore” per costruire un ospedale di cardiochirurgia in Sudan, un centro di eccellenza per garantire cure altamente specializzate e gratuite ai malati del Sudan e dei nove paesi confinanti.

Il 19 aprile 2007 lo staff di Emergency ha operato la sua prima paziente: Sunia, una ragazza di 14 anni che non avrebbe avuto altra possibilità di essere operata  gratuitamente da uno staff altamente specializzato.

Emergency ha voluto il Centro «Salam»  per condividere anche con i malati africani i progressi della scienza medica: non solo assistenza sanitaria per i bisogni di base, ma anche cure altamente specializzate per affermare e praticare il diritto a essere curati per tutti gli esseri umani.
Se in Europa si può guarire – ci diciamo – anche in Africa si deve guarire. E così è stato per le oltre 200 persone operate finora dallo staff di Emergency.

Oggi, perché il Centro «Salam» possa continuare a crescere, Emergency riprende la campagna “Diritto alcuore”: dall’1 al 31 ottobre sarà possibile inviare un SMS al numero 48587 del valore di 1 euro per tutti gli utenti Tim, Vodafone, Wind e 3 Italia oppure effettuare allo stesso numero una chiamata da rete fissa Telecom Italia del valore di 2 euro.





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arte
1 ottobre 2007
Mostre, Londra: Millais, Tate Gallery


Millais was the greatest painter and founding member of the Pre-Raphaelite Brotherhood, which burst upon the British artistic scene in the mid-19th century. His magnificent jewel-like paintings have shaped our vision of Victorian womanhood, and cemented impressions of Shakespearian heroines Ophelia and Mariana in our minds. He was an artist engaged with modern developments in art as much as with the old masters, and this is the first major solo survey of his art since the Royal Academy retrospective of 1967, and the first exhibition since 1898 that examines the entirety of his career.

The exhibition reveals how Millais made the dramatic shift from his early academic paintings to develop his audacious Pre-Raphaelite works, such as the controversial Isabella, and how he instigated the Pre-Raphaelite movement with Rossetti and Holman Hunt. Tate favourites such as Ophelia and Mariana are shown alongside works lent from collections around the world to give a complete picture of the artist. His images of stoic women and sensuous beauties have become some of the most iconic images in art, recreating a magical world of spirituality and veiled eroticism. You will also see how his style developed in later life from mature Pre-Raphaelitism to his nostalgic fancy pictures – an extremely popular style of painting in his day, and discover a less well-known side of Millais, spear-headed by his magnificent late landscapes, which have never been shown as a group before, and his superb society portraits. 

Millais will also travel to the Van Gogh Museum, Amsterdam from 15 February to 18 May 2008, and two venues in Japan: Kitakyushu Municipal Museum of Art from 7 June to 17 August 2008, and The Bunkamura Museum of Art, 30 August to 26 October 2008.

The exhibition is curated by Alison Smith, Curator, Tate Britain, and Jason Rosenfeld, Associate Professor at Marymount Manhattan College, New York.





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